martedì 6 ottobre 2009

Attendere prego!

A volte, ho la sensazione di vivere nell'attesa di qualcosa che non succederà mai. E' una forma di insicurezza, ne sono consapevole, forse è capitato o capita a tutti, ma ho come l'impressione di vivere solo io questa condizione. In fondo quali sono le aspettative al giorno d'oggi? Una sicurezza economica, che ormai non c'e' più, una casa, una famiglia, la salute non la menziono nemmeno, perchè mi sembra superfluo scrivere che è il bene più prezioso in assoluto. Ad essere sincera è l'unica cosa importante ed è l'unica cosa sulla quale non si può avere nessun controllo. O meglio si può controllare, ma non si può modificare. E' inutile pretendere di avere l'assoluto controllo sulle proprie condizioni di salute. Paure e fobie, non sono utili a cambiare il destino. Facile a dirsi ma difficilissimo a metterlo in pratica. Forse, scriverlo nero su bianco, mi può aiutare a farmene una ragione. Basta ho scritto anche troppo, non sono abituata a condividere concetti tanto intimi. Comunque, tornando al discorso di partenza, credo che molte persone sfoghino le paure, cercando di svagarsi. Ognuno a suo modo. Penso che la maggior parte, indirizzino l'attenzione verso beni materiali. Auto, vestiti, telefonini, aperitivi, amori impossibili e quant'altro. Da una parte provo una certa invidia, io ci provo a non pensare e dedicare il mio tempo libero facendo una bel giro a vedere vetrine di ogni genere. Ma per me è tutto inutile, io non riesco a sopprimere le mie fobie con lo shopping. Eppure non sono una che non compra. Ma per comprare ho bisogno di non avere pensieri cupi per la testa. Quando compro devo essere rilassata, spensierata, insomma devo sentirmi felice. A me non mi passa il nervoso comprando un paio di scarpe! Allora mi domando: le persone come me come devono fare per svagarsi? Intendetemi, non voglio dire di essere perennemente, però ammetto di aver visto giorni migliori. C'è da dire che da un annetto a questa parte mi sono successe diverse cose che mi hanno cambiato. Non mi riferisco necessariamente ad eventi negativi, ma semplicemente a cambiamenti che spesso necessitano di tempo per essere metabolizzati. E tutto questo, mi riporta al discorso di partenza: la sensazione di aspettare qualcosa che non arriva. Faccio un esempio empirico, tanto per rendere l'idea. Era da tempo che volevo vendere casa mia. Non mi sono mai impegnata a sufficienza per realizzare questo desiderio. Improvvisamente a causa di un imprevisto, mi sono trasferita dai miei. Successivamente, pronta a tornare a casa, mi hanno proposto un' offerta per l'acquisto di casa mia. Ecco tutto questo è successo a luglio e in questo momento sono ormai agli sgoccioli per completare la trattativa. Un' attesa che mi pare infinita. Nonostante la lauta caparra, non sono tranquilla. Insomma, anche se non vendo, mi rimrrebbe dei bei solducci senza aver mosso un dito. Ecco questo non mi basta perchè ormai mi sono fatta l'idea di non voler più abitare in quella casa e quindi i soldi non hanno nessun valore. Successivamente, ovvero un mesetto fa, ho inziato un nuovo lavoro. Anche qui, mille insicurezze: adesso che mi sto abituando alla nuova condizione, ho paura non si possa realizzare. Ed è proprio in questa fase, che nel mio cervello scatta quel qualcosa che mi fa pensare sia meglio pensare sempre al peggio! Rileggendo quanto sopra, credo che il mio problema sia la profonda sfiducia nel genere umano. Io non mi fido di nessuno e una cosa la posso dire, prima non ero così diffidente. Se devo essere sincera non mi piace quello che sono diventata, sento che questa avversione si spande a macchia d'olio senza risparmiare nessuno o quasi. La mia non è paranoia, io non vivo pensando che le persone vogliono farmi del male. Vorrei sottolineare questo concetto. Semplicemente è una forma esagerata di scaramanzia, un modo per evitare che nella mia testa si creino delle aspettative. Senz'altro è una forma di insicurezza, ma sopra tutto direi che si traduce nel vivere cercando di bastare a se stessi, illudendosi così, di poter avere il controllo sulle situazioni. Questo ho pensato stasera. E questo mi rendo conto che non è possibile. Mi rendo conto che anche inconsapevolmente è stata una forzatura per quello che è il mio carattere .Alla fine di tutto questo monologo, credo di dovere scrivere ( o almeno di provarci!), qualche buon proposito per il futuro. Mamma mia, mi viene le bolle a pronunciare la parola futuro! Comunque, sono riuscita a scriverla per me non è poco! I buoni propositi...dunque: In un primo momento pensavo che fare delle rinunce potesse aiutarmi, rinunce in senso economico, ma poi mi sono resa conto che certe imposizioni servono a ben poco, quindi sono arrivata al punto che è utile eliminare quel po' di superfluo. All'inizio è un po' dura, solo il fatto di stare a casa con i miei genitori dopo 10 anni passati in autonomia è una bella botta, specialmente adesso che siamo a mesi 6 di segregazione in una cameretta stile "piccolo loculo" che mi sono abilmente ricavata da un ripostiglio finestrato! Però mi sta servendo a riconquistare quel desiderio di avere uno spazio mio. Uno spazio che fino a tre anni fa avevo condiviso con un altra persona e che forse avevo avuto la presunzione di riconquistare e di farmelo solo mio in troppo poco tempo. E poi, accettare i cambiamenti. Questo è sempre stato un pò il mio cruccio: ho sempre pensato a "vivere il futuro"(condizione tipica dell'acquario), illudendomi che questa condizione avanguardistica mi portasse a qualcosa, ma "vivere nel futuro" nel senso di avere delle giuste intuizioni va anche bene, ma agire pensando a quello che "potrebbe essere" porta solo a non vivere in maniera corretta il presente! Insomma le situazioni devo imprare a viverle nel quotidiano! Quindi, tutto sommato saper aspettare non è del tutto inutile, anche se non sappiamo bene cosa è un modo per riconquistare quel poco di fatalismo che serve per affrontare la vita!

5 commenti:

  1. Leggo tristezza e inquietudine in questo monologo e la cosa mi spaventa. Ti invito a un gioco Kronos, quando ti andrà di giocare: faremo finta di giocare alle figurine, presente? Celo, manca, celo, manca...Forse la cosa potrà aiutarti

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  2. Più che tristezza, consapevolezza che tutti viviamo nell'insicurezza e questo mi spaventa. Bisognerebbe pensare meno e affrontare al momento giusto le avversità che si presentano davanti a noi!

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  3. Più che insicurezza, che suona lesivo, direi incertezza: quella te l'appoggio, ma come mi è capitato spesso di dire a una certa persona che "si rigava la macchina da sola" (cit.)è vero che niente è certo, ma se sei felice per un nuovo lavoro perchè offuscare questo sentimento col pensiero di "E se dovesse finire?" per esempio? Abbiamo pochi momenti di vera felicità secondo me e bisogna tenerli puri, senza offuscarli. Altrimenti che facciamo? Non mangiamo più cioccolata perchè FORSE domani abbiamo un brufolo? Scusate la banalità dell'esempio

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  4. Giustissimo! Infatti cerco di applicare il concetto. Devo dire che tu mi sei d'aiuto...stasera mi sento ispirata a scrivere;)

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  5. ....a lavoro corro, prendo il motorino per tornare a casa e corro, sono a casa e corro......e mi verrebbe da urlarmi "OH MA CA... CORRI HAI TIMBRATO MEZZ'ORA FA'". Sempre alla ricerca di fare......ma cosa poi! L'ossessione di riempire i vuoti probabilmente per non pensare a quel che hai dentro che ti arrovella troppo.... "se mi rilasso collasso" diceva la Bandabardo'....puo' essere!Aissela

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