lunedì 19 ottobre 2009

Riviera!

Direttamente dalla "Bella Valle Ingrata", arriva un altro carinissimo racconto che, ovviamente, mi affretto a "copiaincollare":

Quella bella zona che sembra in “Stand By”

Avvenne che due anni fa due mie carissime amiche, persone che chiamare adorabili o speciali è solo sminuirle, mi invitarono a passare un sabato con loro in quel della Riviera Romagnola…L’ultima volta che bazzicai quelle zone risaliva a ben nove anni prima: in teoria molto, in pratica una vita; perché certe cose, certi ricordi e certi luoghi sono come l’età dei gatti: quando dici un’anno ne sono passati 7. E così accettai: la compagnia delle mie amiche è sempre stata superba e il mar Adriatico con tutto il suo corollario di Riviera non lo vedevo da un po’…L’Adriatico che non conosce mezze misure: o è bello e basta o sembra una gigantesca zuppiera colma di insalata. Partii una mattina, una mattina della mia ultima settimana di ferie e qui bisogna che chiarisca una cosa: io sono uno dei più grandi sofferenti di quel “Greatest hits” di malinconie che da poco tempo ha preso il nome di “Stress da rientro”. Ci soffrivo da bambino, ci ho sofferto da adolescente e ci soffro ora che sono overtrenta. Che vuoi mai? A me stare a casa piace e pare sia un problema. Dicevo? Ah sì: sveglia di buon’ora per andare a Piacenza e prendere il treno col cielo che aveva fatto un bel “copia/incolla” del mio stato d’animo: grigio, triste e che minacciava tutt’al più di peggiorare. Eccomi sull’Intercity in una mattina d’estate abilmente camuffata d’autunno e via, verso la riviera totalmente raggomitolato sul sedile, causa aria condizionata al chiodo. Ore 10 o giù di lì voilà: Rimini, il sole e la riviera e subito eccomi in modalità “sirenetto dei poveri, dei derelitti e degli sconfortati” per lanciarmi nelle salmastre acque adriatiche dopo una vita e mezzo di tempo. Purtroppo la cosa morì presto: la fantozziana nuvola dell’impiegato era niente in confronto, quella perturbazione che speravo di aver seminato grazie alla velocità dell’Intercity riuscì a raggiungermi e pure a sfogarsi ben bene, iniziando a buttare sui bagnanti un megadiluvio formato famiglia e facendo diventare tutto grigio, sembrava di essere in un film in bianco e nero cavolo. Se in Riviera non puoi rosolare al sole a mò di braciolina sulla piastra cosa fai? Semplice: ti fai un giro, e lì ti accorgi che un detto classico per la Riviera Romagnola calza a pennello: “…Eppur si muove…” Sì perché a me piacciono e molto le cose che restan sempre quelle lì, mi danno un non so che di sicurezza. Non so se capite. Il fatto è che dopo tanto tempo giro per i classici negozietti da turista della Riviera e nonostante le docce ad energia solare nei bagni e altre cose Hi-Tech che prima non c’erano l’essenza, il cuore, il classico del “Riviera Style” resta quello e non cambia: i negozietti con le loro magliettine dalle frasi stupide o plagianti marchi celebri, le tette antistress, le statuine che se gli tiri su la gonna al frate esce fuori…Esce fuori. Tutto questo, come sempre, uguale negli anni. I risciò a noleggio sempre uguali, le famiglie di tedeschi ormai di casa da decenni che finalmente hanno smesso di presentarsi con lo slippino e i calzini bianchi in spiaggia, i vù cumprà carichi di carabattole che girano per la spiaggia e non mollano manco se dovessero piovere lavatrici, la movida senza orari del vacanziero: così diversa da quelle di città, dove il poco tempo per il divertimento (causa lavoro e impegni vari) la fanno vivere con un’ansia quasi isterica, i bomboloni caldi e le discoteche: quelle che non hanno bisogno di cambiare aspetto ma solo di tenersi aggiornata ai tormentoni musicali del momento. Una volta qualcuno, per parlar male, diceva che da noi su certi aspetti sociali poteva valere il concetto che “tutto cambia affinchè niente cambi”…La Riviera ne è l’esempio in positivo con quella sensazione che ti lascia quando la visiti, come se si muovesse lentamente persa in una sorta di dolce Stand By, con la sua Riccione piena di vita, la quieta Bellaria e la Cesentaico conosciuta a memoria grazie ad “Acapulco prima spiaggia a sinistra” di Gigi e Andrea. E’ stato un vero piacere rivederti Riviera Romagnola, col tuo Squaqquerone sciolto nelle piadine e i bagnini che si chiamano ancora Athos o Loris, non so quando e se ritornerò a trovarti ma una cosa è certa: ti rivedrò in “Stand By” e non mi sembrerai, quindi, cambiata neanche un po’.

lunedì 12 ottobre 2009

L'ozio è indispensabile

Dunque, oggi è stata la classica giornata "ibrida", nel senso che parte male, ma subito dopo il male si annulla! Sono uscita di casa, ho beccato un senso unico, c'erano i vigili e mi hanno perdonata, strano ma vero. Solo per quello, ho capito che sarebbe una giornata No ma con rimedio subito dopo. Poi, mi sono accorta che oggi alle tre dovevo fare una sostituzione...quindi dopo sei ore di ieri avevo già un pensiero, ovviamente la lezione da eseguire era movimentata! Non sono potuta andare a vedere le case. Quindi dovevo disdire, dopo l'incontro con i vigili, ho incontrato la persona dell'agenzia, quindi ho disdetto subito! Cmq le case le avevo già viste. Adesso veniamo al punto. Per quanto mi riguarda ho imparato a godermi il cazzeggio. Prima se avevo un secondo a disposizione via a fare qualsiasi cosa. Adesso no. Mi sono accorta che cercare continuamente di fare qualsiasi cosa è una frustrazione al pari di chi non ha voglia di fare un tubo. Io credo che la maggior parte delle persone sia schiava del tempo, sono daccordo con l'ottimizzare e non trascurare, ma se un giorno abbiamo un ora di tempo, non è necessario "mettersi avanti" a fare lavatrici, magari quasi a vuoto pensando che almeno non lo devo fare dopo. Queste non sono necessità, sono inutili sensi del dovere che non hanno nessun senso. Infatti, si lava due reggiseni e poi dopo due giorni si fa un'altra lavatrice. Quindi uno spreco inutile. Oppure c'è chi durante la pausa pranzo, viene esasperato in palestra per fare un ora con una pausa di due ore. Risultato uno stress esenza senso. Perchè poi, questa categoria, non svolgono attività come yoga, che credetemi può essere veramente rigenerante. No, vengono a fare step o cacchi simili, così che si fanno una doccia veloce, ovviamente capelli madidi di sudore perchè non se li possono lavare e un panino in macchina. Ora dico io, "anche meno". ma non per fare la moralista, ma solo per dire non è la quantità di cose che si fanno ma la qualità, se devo fare una cosa fatta male e che mi fa male non la faccio. Ora, qualcuno mi dirà che è l'unico momento libero e io qui rispondo che non è vero perchè questa categoria di persone, la maggior parte donne e scusate la parola "cazzone", le sento "becerare" insieme alle altre sbrecche riguardo il programma delle serate. Ovviamente serate a base dell'insulso aperitivo pratese. Tanto siete e sarete sempre "Milanesi di serie B". Quindi, invece di fare l'aperitivo ( che per i pratesi è come aver scoperto l'America), andate con calma in palestra, fatevi un bello shampo e doccia, didicate un po' di tempo a voi stessi perchè non c'e' cosa più bella di capire che in quelle due ore, ci siamo presi cura di noi, tutta la nostra attenzione è per noi, ci siamo finalmente dedicati una parte di tempo, siamo protagonisti di noi stessi. La morale è che non si può sempre riparare a tutto, alemeno sulle cose non necessarie occorre fare una cernita altrimenti si diventa schiavi del fare con il risultate di fare un po' di tutto e male.
E se un girno, resta uno spazio vuoto, non abbiate paura a rimanere da soli, godetevi l'ozio è solo così che imparerete ad essere sereni. Io ci provo e sinceramente ne vale la pena!

domenica 11 ottobre 2009

Fitness best innovation

Oggi, ho fatto una trasferta a Lucca. Un bel corso di aggiornamento, la prima lezione è stata un po' drastica: ho avuto la brillante idea di partecipare alla lezione di M.E.T tone system. Io abituata a fare yoga e ginnastiche posturali, mi sentivo e sono disadatta a seguire coreografie: Muscoli agonisti e antagonisti sono entrati in conflitto, credo di aver involontariamente tirato un paio di calci a qlk malcapitato. Comunque mi sono fatta due risate e nel complesso qlk calcio l'ho preso anch'io!
Poi a rotazione, lezioni di un ora:
Postural, Pilates for dance, Power yoga, Pilates routine, Yoga Pilates.
Ammetto che dopo 6 ore ha cominciato ad annebbiarsi la vista. Però sono contenta, i miei nuovi colleghi sono persone veramente in gamba e alla mano. Tornata a casa, stavo bene più che stanca mi sento rigenerata, però... domani nn andrò a correre..e nemmeno farò yoga, fino a mercoledì niente palestra!! Non voglio vedere nemmeno una tuta! A tutto relax...riuscirò? Penso proprio di si, voglio dedicarmi alla ricerca della nuova casa. Domani vado a vederne tre anzi trè, voglio fare la milanese!
Un saluto a tutti!

venerdì 9 ottobre 2009

Senza parole!

Non è possibile! Ore di fatica a scrivere e sparisce tutto. Confesso che quando avevo windows mi era successo. ma con il MAC MAI mi era successa una cosa del genere. La soddisfazione di aver riportato tutta una sequenza di posturale in maniera così dettagliata, la minuziosa descrizione di ogni micro muscolo che si deve muovere in un certo modo per ottenere...PUF! Tutto sparito in un clik! Devastante! Sono quelle cose che ti lasciano per una decina di minuti con lo sguardo perso nello schermo senza sapere a chi dare la colpa se non a te stesso. Quasi quasi visto che in questi giorni non sento dire altro, per osmosi dirò che è colpa della sinistra!

mercoledì 7 ottobre 2009

Lodo Alfano

Dichiarato incostituzionale il lodo Alfano. Di fronte a questa sentenza, sono ovvie e prevedibili le dichiarazioni del premier che, invelenito più di un serpente a sonagli, inveisce contro una "magistratura rossa" , accusa la stampa che a parer suo è in larga parte sotto controllo della "sinistra", non risparmiando le televisioni pubbliche, che trasmettono prevalentemente spettacoli d'intrattenimento di "sinistra" utilizzando soldi dei cittadini (aggiungo, "cittadini stufi" di vedere individui "imporsi" con la forza in prima serata al programma di Vespa, per non citare le solite cose trite e ritrite riguardo un certo conflitto d'interesse: Mondadori, Canale 5, Italia uno, Rete 4, chissà di chi sono! ) e infine, ciliegina sulla torta, si permette con la sua solita arroganza da "Brianzolo arricchito" di accusare anche il Presidente della Repubblica che secondo lui, "si sa da che parte sta", ovviamente a sinistra. Mi chiedo se il "Premier" abbia subito dei traumi psicologici da "mancino corretto" al quale è stato inculcato il concetto che la "sinistra" è la mano del diavolo! Ma di fronte a tutto questo, "Silvino", non finisce di stupirci infatti, da buon personaggio "populesco", simile a quelli che vociferano a destra e manca nei piccoli Bar di provincia, incita un "Forza Italia e Forza Berlusconi" aggiungendo che queste situazioni a lui gli "danno la carica". Mancava la "clac" da varietà di canale 5 e le zocc... ops....escort a seguito e poi lo scenario era perfetto. Mi pare ovvio che tutta quest'ira si un ulteriore conferma a tutti i dubbi che in tutti questi anni è riuscito a suscitare ovvero il legiferare "ad personam".
Sono veramente inorridita da quest'individuo così mellifluo e arrogante. Mi rendo conto che di fronte a certe situazioni, si possa solo esprimere tutta la disapprovazione possibile e quindi, essendo l'unica fonte di sfogo, scriverò queste due righe: Caro Silvino, intanto, in virtù del fatto che la legge è e DEVE essere uguale per tutti, ribeccati l'apertura dei due processi Mills e Mediaset, in più, spero che tu possa sborsare al più presto i 750 MILIONI e infine, augurandoti che i bollori provocati dal sangue salito repentinamente al cervello, non sciolga la quantità inimagginabile di cerone che ogni giorno copre il tuo (a mio avviso) brutto ghigno, porgo i miei "peggiori" saluti!
P:S per quanto riguarda le mansioni del governo, trovo giusto che tu e "compagni", ops, mi consenta l'errore, che lei insieme a tutta la maggioranza porti a termine gli impegni presi, illuminandoci nel nostro tortuoso cammino!

martedì 6 ottobre 2009

Attendere prego!

A volte, ho la sensazione di vivere nell'attesa di qualcosa che non succederà mai. E' una forma di insicurezza, ne sono consapevole, forse è capitato o capita a tutti, ma ho come l'impressione di vivere solo io questa condizione. In fondo quali sono le aspettative al giorno d'oggi? Una sicurezza economica, che ormai non c'e' più, una casa, una famiglia, la salute non la menziono nemmeno, perchè mi sembra superfluo scrivere che è il bene più prezioso in assoluto. Ad essere sincera è l'unica cosa importante ed è l'unica cosa sulla quale non si può avere nessun controllo. O meglio si può controllare, ma non si può modificare. E' inutile pretendere di avere l'assoluto controllo sulle proprie condizioni di salute. Paure e fobie, non sono utili a cambiare il destino. Facile a dirsi ma difficilissimo a metterlo in pratica. Forse, scriverlo nero su bianco, mi può aiutare a farmene una ragione. Basta ho scritto anche troppo, non sono abituata a condividere concetti tanto intimi. Comunque, tornando al discorso di partenza, credo che molte persone sfoghino le paure, cercando di svagarsi. Ognuno a suo modo. Penso che la maggior parte, indirizzino l'attenzione verso beni materiali. Auto, vestiti, telefonini, aperitivi, amori impossibili e quant'altro. Da una parte provo una certa invidia, io ci provo a non pensare e dedicare il mio tempo libero facendo una bel giro a vedere vetrine di ogni genere. Ma per me è tutto inutile, io non riesco a sopprimere le mie fobie con lo shopping. Eppure non sono una che non compra. Ma per comprare ho bisogno di non avere pensieri cupi per la testa. Quando compro devo essere rilassata, spensierata, insomma devo sentirmi felice. A me non mi passa il nervoso comprando un paio di scarpe! Allora mi domando: le persone come me come devono fare per svagarsi? Intendetemi, non voglio dire di essere perennemente, però ammetto di aver visto giorni migliori. C'è da dire che da un annetto a questa parte mi sono successe diverse cose che mi hanno cambiato. Non mi riferisco necessariamente ad eventi negativi, ma semplicemente a cambiamenti che spesso necessitano di tempo per essere metabolizzati. E tutto questo, mi riporta al discorso di partenza: la sensazione di aspettare qualcosa che non arriva. Faccio un esempio empirico, tanto per rendere l'idea. Era da tempo che volevo vendere casa mia. Non mi sono mai impegnata a sufficienza per realizzare questo desiderio. Improvvisamente a causa di un imprevisto, mi sono trasferita dai miei. Successivamente, pronta a tornare a casa, mi hanno proposto un' offerta per l'acquisto di casa mia. Ecco tutto questo è successo a luglio e in questo momento sono ormai agli sgoccioli per completare la trattativa. Un' attesa che mi pare infinita. Nonostante la lauta caparra, non sono tranquilla. Insomma, anche se non vendo, mi rimrrebbe dei bei solducci senza aver mosso un dito. Ecco questo non mi basta perchè ormai mi sono fatta l'idea di non voler più abitare in quella casa e quindi i soldi non hanno nessun valore. Successivamente, ovvero un mesetto fa, ho inziato un nuovo lavoro. Anche qui, mille insicurezze: adesso che mi sto abituando alla nuova condizione, ho paura non si possa realizzare. Ed è proprio in questa fase, che nel mio cervello scatta quel qualcosa che mi fa pensare sia meglio pensare sempre al peggio! Rileggendo quanto sopra, credo che il mio problema sia la profonda sfiducia nel genere umano. Io non mi fido di nessuno e una cosa la posso dire, prima non ero così diffidente. Se devo essere sincera non mi piace quello che sono diventata, sento che questa avversione si spande a macchia d'olio senza risparmiare nessuno o quasi. La mia non è paranoia, io non vivo pensando che le persone vogliono farmi del male. Vorrei sottolineare questo concetto. Semplicemente è una forma esagerata di scaramanzia, un modo per evitare che nella mia testa si creino delle aspettative. Senz'altro è una forma di insicurezza, ma sopra tutto direi che si traduce nel vivere cercando di bastare a se stessi, illudendosi così, di poter avere il controllo sulle situazioni. Questo ho pensato stasera. E questo mi rendo conto che non è possibile. Mi rendo conto che anche inconsapevolmente è stata una forzatura per quello che è il mio carattere .Alla fine di tutto questo monologo, credo di dovere scrivere ( o almeno di provarci!), qualche buon proposito per il futuro. Mamma mia, mi viene le bolle a pronunciare la parola futuro! Comunque, sono riuscita a scriverla per me non è poco! I buoni propositi...dunque: In un primo momento pensavo che fare delle rinunce potesse aiutarmi, rinunce in senso economico, ma poi mi sono resa conto che certe imposizioni servono a ben poco, quindi sono arrivata al punto che è utile eliminare quel po' di superfluo. All'inizio è un po' dura, solo il fatto di stare a casa con i miei genitori dopo 10 anni passati in autonomia è una bella botta, specialmente adesso che siamo a mesi 6 di segregazione in una cameretta stile "piccolo loculo" che mi sono abilmente ricavata da un ripostiglio finestrato! Però mi sta servendo a riconquistare quel desiderio di avere uno spazio mio. Uno spazio che fino a tre anni fa avevo condiviso con un altra persona e che forse avevo avuto la presunzione di riconquistare e di farmelo solo mio in troppo poco tempo. E poi, accettare i cambiamenti. Questo è sempre stato un pò il mio cruccio: ho sempre pensato a "vivere il futuro"(condizione tipica dell'acquario), illudendomi che questa condizione avanguardistica mi portasse a qualcosa, ma "vivere nel futuro" nel senso di avere delle giuste intuizioni va anche bene, ma agire pensando a quello che "potrebbe essere" porta solo a non vivere in maniera corretta il presente! Insomma le situazioni devo imprare a viverle nel quotidiano! Quindi, tutto sommato saper aspettare non è del tutto inutile, anche se non sappiamo bene cosa è un modo per riconquistare quel poco di fatalismo che serve per affrontare la vita!

sabato 3 ottobre 2009

Esprimersi

Penso che sapere scrivere sia un grande dono. Mi piace tantissimo leggere e mi piacerebbe saper scrivere quanto mi piace leggere. Ogni volta che leggo un libro che mi appassiona, mi rendo conto di quanto sia difficile "esprimersi". Una cosa penso di averla capita, scrivendo, mettiamo a nudo una parte di noi stessi e forse per me è quello il difficile. Non scrivo con l'anima. Matteo e la Carlotta scrivono con l'anima, parlano delle loro emozioni dei loro sentimenti, in un certo senso, mettono una parte di se su un foglio di carta. Così, di getto, senza pensarci troppo. Io non ci riesco. Non riesco ad improvvisare. Giovedì scorso, parlavo con la mia libraia di fiducia (mia carissima amica), forse ha ragione lei, a volte gli appassionati di lettura sono troppo pignoli: si soffermano sulle parole, sul linguaggio, sull'effetto che una determinata frase suscita, in maniera troppo calcolata, come se un romanzo fosse un prodotto, senza tenere conto che tante volte in un bel romanzo ci sono elementi autobiografici. E il bello è proprio quello. E' l'elemento autobiografico, impercettibile, nascosto fra le righe di una storia anche banale, che ti da quella sensazione di ricevere un cazzotto nella pancia man mano che si sfogliano le pagine. Del resto, per i musicisti è la stessa cosa, un grande ascoltatore di musica è difficile diventi un buon musicista è più facile che sia un buon esecuzionista, il che è molto diverso. Io riesco ad esprimermi con la ginnastica, lo yoga le sequenze, la musica coordinata al movimento, ho studiato tanto, ma sento che questa ricerca mi ha portato ad evolvermi. La scelta delle posizioni da inserire dentro una sequenza rappresenta un modo per esprimermi e la soddisfazione più grande è l'applauso finale che le persone in sala mi regalano. Ogni sorriso, ogni complimento mi fa pensare che ho donato qualcosa di mio ad ognuno di loro. Questo per me è il regalo più bello.

venerdì 2 ottobre 2009

Ognuno il suo! (ruolo)

Sono un insegnante di Yoga e ginnastiche affini: posturale e pilates e... finalmente, ho trovato una valida struttura professionale. Si, perchè dovete sapere una cosa, gli ambienti dove si pratica fitness in genere, non sono tutti uguali: ci sono quegli che tendono ad essere più "luogo d'incontro" ed altri dove si va si, per stare in compagnia, ma soprattutto per fare esercizio fisico! Gli ambienti più seri, si riconoscono da tante piccole cose. La più importante è l'impatto, ovvero la persona che si presenta alla "reception". Purtroppo, non è per essere cattiva e polemica, ma non posso sempre star zitta e come sempre uso questo spazio per esprimere la mia idea. Faccio un esempio: varcando la soglia della palestra dove sto lavorando adesso, mi sono trovata davanti due persone in tuta, con il logo della palestra che a mio avviso fa tanto professionale. Forse quello che scrivo potrà risultare banale, ma vi assicuro che per me è stata una piacevole sorpresa perchè in alcune strutture, la situazione non è proprio la stessa. Non cito nessun nome. Lo screditamento aggratis è meschino. Credo che una persona, sia in grado di riconoscere certe situazioni atipiche!
Però, vista la mia repulsione verso costumi poco decorosi, Vi invito nel diffidare da certi ambienti in cui "signorine" so tutto io, si atteggiano a parlare di toni muscolari, agghindate come "escort" dell'ultimo generazione. Ahhhhh...che bella questa parola "escort"! Finalmente un modo "chic" per descrivere certe individue. Si perchè quel "tipo di individue", non sono nemmeno in grado di capire il significato di questa parola che, a dire il vero, nemmeno io avevo capito visto che fino a ieri, si usava un altro termine. Ma d'altronde, perchè usare parole tanto pesanti per descrivere atteggiamenti ormai diventati all'ordine del giorno!! Comunque sono certa che tante "aspiranti veline" lo prenderebbero come un complimento! intendetemi, non ho mai avuto a che fare con persone cattive o disoneste infatti, è per questa ragione che mi sento anche un pò in colpa a sparare così a raffica...ma è più forte di me, io credo che ognuno debba rispecchiare il suo ruolo: manager e banchieri con giacca e cravatta, commessi con abiti venduti nel negozio, proprietari di associazioni sportive in tuta e le prostitute con mini gonne, tacchi a spillo e scolli senza reggiseni da lasciare poco spazio all'immaginazione. D'altronde, riuscite ad immaginare una prostituta con un tailleur e foulard di Hermès...hem oddio, di questi tempi creo confusione, riformulo la domanda: "D'altronde riuscite ad immaginare una donna che "batte sul marciapiede" in tailleur"?
A buon intenditor...meditate gente!

giovedì 1 ottobre 2009

Direttamente dalla "bella valle ingrata", una piccola porzione di territorio situata all'estremo nord dell'Emilia Romagna, due bellissimi racconti scritti dal mio amico "Tid". Almeno questo spazio, lo voglio utilizzare per chi veramente se lo merita, anche perchè con i tempi che corrono, le persone non piacciono per come sono dentro o per i concetti che esprimono! D'altronde, di cosa mi stupisco: un tempo si apprezzava un attore perchè riusciva ad incarnare un personaggio o una situazione in un determinato contesto, oppure un cantante per il carisma o per il periodo che rappresentava, un chitarrista per le sue doti d'improvvisazione. Oggi la maggior parte della gente se ne frega altamente di tutte queste cose, lo dimostra il fatto che tanti si divertono a guardare un branco di sbrecche e di straccali che bivaccano all'interno di casette arredate ikea o quant'altro! Vabbhè, stendiamo un velo pietoso!
Buona lettura!

Proviamo a dire no?

Centro Sociale oKKupato e autogestito, luogo vecchio rimesso in piedi in qualche modo: sit in di protesta e dibattiti su brutte faccende oltreconfine (che sennò non è No Global), poca luce e musica dal vivo. Un cuba libre equo e solidale 2 euro. Superdiscoteca chic, il punto finale della movida “IN”: tre piste enormi con vocalist urlanti: “su la manoooo” e DJ’s che sparano tormnentoni a raffica, in una pista gli attuali, nell’altra pista quelli storici (migliori e più duraturi degli attuali) tutto contornato da cubiste “donna oggetto”. Terza pista? Latino americano per machi sculettanti con la camicia al quinto bottone. Un Gin Tonic solitamente annacquato? 10 euro ma magari vedi 20 secondi la gnocca del reality o il tronista palastrato dal Q.I. pari a quello di una mosca. Bar di zona: di quelli davvero “al passo” che funge per chi ci vive accanto da punto di ritrovo e per chi passa di lì da tappa: colori tenui, luci al punto giusto, bancone strafarcito di tartine per l’ora dell’aperitivo e maxischermo per le parttite su SKY. Un Vodka Lemon con la Vodka che piace a tutti e la dose minima per definirlo “ben fatto”? 5 euro. Ora la domanda è: cosa accomuna un vecchio capannone odorante di polvere adibito a Centro Sociale, una discoteca “Cafon Chic” (ma vale anche per le discoteche rock) e un bar in stile moderno, di quelli che fanno le 2 di notte al week end? Teoricamente ben poco: clientela differente e ancor più differenti “proposte per la serata” ma una cosa in comune c’è: dal mio punto di vista inutile ma che a quanto pare “Fa tendenza” e quando una cosa rientra in quell’ottica lì, vai a capire com’è, la adottano proprio tutti. A prescinderne dall’utilità. Parlo della sciocca mania delle due cannucce nei drinks. Mi chiedo: che ci sia un’epidemia “King Size” di mononucleosi o una sorta di Eczema più invisibile di un “Stealth” ai radar? Non credo, vabbeh che i giornali non dicono più tutto ma fino a questo punto ne dubito. Grazie al cielo non vedo nemmeno scene con copiette alle prese con un drink e due cannucce stile “Lilly e il Vagabondo” nella celebre scena degli spaghetti e quindi la doppia cannuccia a che serve? In teoria con uno bevi e con l’altra mesci, scusate ma a far le due cose con una cannuccia sola no? Ci sono così tanti impediti in giro a piede libero? Mi rifiuto di pensarci. Categoricamente. E allora facciamo due conti tornando ai tre tipi di locali che ho menzionato all’inizio, e facciamo questi conti augurando a tutti e tre i luoghi d’aggregazione un pienone di gente da paura, sapete cosa succede? Che a conti fatti le cannucce nei cestini sono migliaia, più magari i bicchieri: in plastica pure loro, tanto da non lavarli, non farseli fregare o tirarli sullo zigomo di qualche rompiballe e a questo punto mi sovviene ciò che disse Grillo, presente chi è? Quel comico genovese che da un bel po’ dice cose che fan tutt’altro che ridere, ma che ci fan leva il tempo dello show, tanto perché abbiamo pagato il biglietto. Beh quando fu per l’ultima volta sulla RAI, nel lontano 1993, per poi essere risilurato per sempre raccontò la storia dello “spazzolino da denti”, che noi lo buttiamo via intero (e gli svizzeri solo il lato setole perché ce l’hanno smontabile e Made in Italy) e migliaia di spazzolini, fatti in plastica e quindi derivati dal petrolio, sono già una petroliera mediopiccola e quando il PVC viene incenerito a 650° gradi reagisce e crea la Diossina che, come disse Grillo, non è una bestemmia ma un gas: che vola nell’aria, ricade in acqua quando piove e finisce che tu vai al ristorante, spendi 50 euro per un branzino e ti mangi il tuo cazzo di spazzolino. Provate a pensare quanta plastica in più ora viene bruciata con quest’altra mania “di tendenza” e quindi quanta Diossina finisce nell’aria, perché starare certi sistemi di controllo, vi garantisco, che è facile e la Diossnina, Seveso insegna, non è che faccia granchè bene. Cosa fare quindi? Boicottare i locali che perseguono questa politica? Giammai, portarsi la cannuccia personalizzata e telescopica da casa? No eh? Non creiamo inutili Status Symbol più del lecito (Lapo se te lo leggono ‘sto coso non provarci, l’idea è mia!) ma credo che qualcosina possiamo fare nel nostro infinitesimale piccolo di persone, tanto da far sì di inquinare un po’ meno dove si possa evitare e divertirci tanto uguale: basta una frase, una sola e semplice frase da dire ogni volta che siamo appesi a mò di Koala al bancone del locale prescelto e cioè, oltre a dire ciò che vogliamo bere, aggiungiamo da ora in poi la postilla che farà la differenza: “Mettici dentro una sola cannucciaaaaaaa!!!!!”
Per la serie: cerco di evitare i danni e se il Pianeta non sarà più pulito almeno la mia coscienza, e il mio piccolo “lato verde” (che tutti dobbiamo coltivarci un po’) quelli sì che brilleranno


Secondo racconto:

Saremo io e te (viaggio immagignifico)

La piccola città dorme il sonno isterico del dopopartita domenicale,
dalle finestre non filtra più luce e domani inizierà un’altra settimana di duro lavoro, menate, falsi svaghi e conti che fanno sempre più fatica a tornare.
Piove sulla piccola città: grandi gocce gelide e chiassose, sputate da un cielo d’ardesia rimbalzano a terra per infrangersi in piccoli aghi d’acqua autunnale.
La stazione della piccola città è un malato in coma vigile: sterili luci al neon illuminano la piccolissima vita che la popola: militari in arrivo dalla licenza con già la divisa addosso, senegalesi coi loro grossi borsoni che odorano di speranza, rivalsa e vite al limite, che ci fanno sentire piccoli, sbirri di pattuglia dal passo stanco e lo sguardo fisso sul marciapiede.
La sala d’attesa è a malapena tiepida, la pioggia scrosciante sulla tettoia è ormai una lunga e intensa rullata di tamburo, intervallata da treni superveloci dal rumore di respiro affannoso e dal lento passare di convogli merci dal ritmico battito simile ad un cuore di ferro e legno.
E’ lì che saremo io e te: abbracciati forte per rendere il tepore della sala d’attesa più nostro, in attesa di staccare la spina per un po’ lasciandoci alle spalle sacrifici e tran tran.
Una sigaretta assieme ogni tanto e la pioggia che cerca di fotterci, ma pronti rientreremo felici nel nostro rifugio.
Saremo io e te: gli occhi negli occhi e mille luci di gioia eccitata in essi, un gomitolo di braccia e gambe su sedili in freddo metallo, velluto e pelle nera a far da barriera ai nostri cuori, che comunque battono in sincrono per la gioia.
La voce robotica e impostata rompe i rumori, la pioggia e i respiri: il convoglio che ci porta via arriva lento e imperioso, i passi rimbombano nel corridoio sotterraneo, salite le logore scale ecco il treno della notte: l’ultimo, che odora di vera evasione, che accoglie chi scappa dalla città prima che il caos di tutti i giorni la faccia come sempre da padrone.
Saremo io e te appoggiati al bar del convoglio, un cappuccino caldo per toglierci di dosso l’umido di questa domenica piovosa prima di crollare in un sonno d’abbracci, le nostre gambe avvinghiate sotto alla spessa coperta in lana scozzese del nostro vagone letto, e che il lento sussulto del treno in partenza dia l’inizio al nostro lieto dormire….

L’immensa metropoli si sveglia sotto un sole autunnale, pallido a vedersi ma pieno d’energia come un bambino convalescente e la vita inizia a scandire i suoi ritmi come ogni giorno.
La stazione dell’immensa metropoli è un’affascinante ibrido di tecnologia innestata in un corpo secolare fatto di marmi immensi, finsetroni irraggiungibili, tubi in ferro come vene grige e volte gigantesche. Decine e decine di binari, dritti come soldati, al suo cospetto.
Il treno ha macinato chilometri e notte allo stesso tempo per giungervi a pari passo col nascere del giorno.
E’ lì che saremo io e te: le membra riposate da un sonno fatto di comodità e amore, un bacio assonnato per ricordarci di quanto siamo felici e in un attimo via! Pronti a scendere e far nostra, con garbo e curiosità, la grande metropoli.
La gioia ci rende quindicenni e il tenersi stupidamente la mano appare una normalità. Saremo io e te, travolti dalla viva corrente fatta di turisti, ferrovieri, guardie, pendolari e curiosi, pronti a buttarci in una metropoli viva, grande, lontana ed europea, per goderci ogni suo anfratto, ogni sua piazza, ogni suo evento. Io e te: lontani dal provincialismo, dall’ignoranza e dalle stupidità della nostra terra, bella come poche e come poche martoriata e offesa dai suoi stessi abitanti.
Ci sarà il triste tempo del ritorno ma ora, per magia, appare lontano e non ci vogliamo pensare.