lunedì 29 novembre 2010
Notte insonne
Ecco, questa è una di quelle notti che io dovrei dormire e che invece non riesco. Avrei davvero bisogno di stare in intimità e la notte è l'unico momento dove io posso stare in compagnia dei miei pensieri. Giovedi' parto. Vado su a Milano. Questa cosa non mi entusiasma particolarmente. Saro' ospite nella mia città e sinceramente non mi piace quest'idea. Si, Milano è la mia città, a Milano ho la mia vita, la mia casa, le mie abitudini e soprattutto i miei affetti e quel giorno, quel giovedi' dovro' rininciare a vivere i miei affetti, a stare nella mia casa. Forse, sarà un bel giorno, forse quel giovedi' mi legherà ancora di piu' a quel luogo, chissà! Tutti si preparano per una serata allo sbaraglio, forse, nessuno sa, che io di serate allo sbaraglio e di situazioni assurde ne ho vissute anche troppe, per me fanno parte di un passato ormai lontano. Io non ho l'abitudine di tornare indietro. Specialmente in questo momento. Cercherò di non rompere troppo i coglioni. Non voglio rompere i coglioni a nessuno, ma credo proprio che passata l'ora x, tornero' nelle mie vesti o almeno ci provo...fra tre ore mi devo alzare, credo che provero' a dormire!
martedì 9 novembre 2010
Karma
Piu' volte su facebook ho pubblicato il significato della legge karmica: ogni azione genera una causa. Banale, retorico, ma senza dubbio vero! In questo periodo di lunga assenza ho pensato molto e pare che in questi ultimi tempi di mia latitanza, il cervello abbia maturato alcune considerazioni: la legge del karma...appunto. Ho sempre considerato la faccenda in maniera molto superficiale, solo adesso mi rendo conto che ogni piccolo comportamento o frase o parola possa cambiare le carte in tavola. Ho sempre pensato che la vita va vissuta giorno per giorno, fregandosene altamente delle conseguenze future...forse quella parola "future" l'ho sempre vista un po' troppo proiettata verso un pynto o un periodo lontano. In realtà bisogna sempre trovare il giusto equilibrio perchè il futuro, non è solo quello che potrebbe succedere fra mesi o anni. Il futuro si riferisce anche a quel lasso di tempo come poche ore o domani o qualche giorno. Quindi da parte mia è stato un po' riduttivo e superficiale pensare che ogni cosa che faccio, la faccio comunque perchè tanto "si campa du ore". Insomma e se poi si campa 3 ore?? Insomma, diciamo che l'agire d'istinto, agire un po' a vanvera potrebbe anche causare tanto dolore. Mi rendo sempre piu' conto che prima di fare qualsiasi cosa (e quando dico qualsiasi cosa, mi riferisco soprattutto a quelle piccole banalità quotidiane che spesso nn si cagano manco di striscio) occorre sempre pensare a quello che potrebbe succedere. Non so quanto possa contare quello che scrivo, perchè alla fine inutile scrivere papiri di roba e poi fare l'esatto contrario, pero' di una cosa sono certa, da oggi cercherò di misurare le parole e di non trovarmi piu' nella situazione di arrivare al punto di saturazione e fare una parte da cani al primo sciagurato che mi si presenta davanti. Questo non deve piu' succedere. Non lo accetto piu', mi impegno a cambiare questo mio lato del carattere, o almeno, cerchero' di impegnarmi a modificarlo.
Buona fortuna Kronos;)
Buona fortuna Kronos;)
giovedì 24 dicembre 2009
Tronisti e...troisti
In una sera di novembre, una leggera pioggia, cade nella splendida città di Firenze. In qualsiasi situazione climatica ha sempre il suo fascino, eterogenea e cosmopolita. In ogni angolo, si può trovare un piccolo locale, un piccolo club. La cosa più bella della Toscana, come del resto della cugina Emilia, è che la cultura ha sempre una certa importanza: Firenze è piena di circoli culturali, che popolano gli "anfratti" metropolitani. I circolo sono luoghi ove si può assaporare spettacoli di vario tipo: concerti, rappresentazioni teatrali e quant'altro. Sinceramente, di scelta ce ne sarebbe e a dirla tutta, per ritrovarsi in un luogo del cazzo come è capitato alle protagoniste di questa vicenda, bisogna proprio mettersi d'impegno. Ma proseguiamo con il racconto. Un venerdì come tanti, Marta D'Ambrosio e Silvia Capaci, decisero di uscire per una "cena". Almeno di questo si doveva trattare. Si ritrovarono sotto casa della Capaci intorno alle otto e mezza, fiduciose si misero in marcia e attraversarono la downtown per poi entrare in Firenze. Traffico pazzesco. Alla guida una terza amica, la quale aveva organizzato il tutto insieme ad altre due persone che le due protagoniste non conoscevano. Arrivate in zona, inizia l'agognata ricerca al parcheggio, conclusasi con un battibecco fra la conducente e un vigile abbastanza incazzato. Per la D'Ambrosio e la Capaci, la paura si fece tanta: la faccia dell'addetto al traffico, non prometteva niente di buono, immaginiamo la scena: Vigile di turno serale con donna al volante che esige un parcheggio! Tutto un programma! Fortunatamente fu clemente!
Ma andiamo avanti, svolta, gira, torna indietro, alla fine riuscirono a parcheggiare spostando un cartello che indicava lavori in corso. Roba da pazzi scatenati pensò Marta D'Ambrosio! Sistemato il cartello, si incamminarono verso la meta. Durante il tragitto, trovarono un ragazzo vestito oversize e borsa militare a tracolla con annesse spillette punk! La ragazza alla guida, che sfoggiava un elegante tacco 10, non sapendo esattamente dove si trovasse il "presunto ristorante", chiese indicazioni al ragazzotto, che con faccia disgustata rispose "io non conosco". Ovviamente, questa era la risposta di cortesia, quella che gli apparve a caratteri cubitali sopra la testa era un'altra: " Ma mi hai visto bene? che cazzo mi chiedi babbiona". Ovviamente, Il tipo, dopo la rapida risposta, fuggì come se fossimo appestate (sinceramente aveva ragione). La D'Ambrosio con vergogna voleva quasi mostrare la maglietta raffigurante la stampa di Johnny Cash, della serie "io sono qui per caso". Arrivate a destinazione, si ritrovarono davanti le altre due: Genoveffa e Anastasia, che aspettavano ansiose, davanti al mitico "Mocio" locale di pseudo "tendenza fetente", dove veniva servita cena in compagnia delle "splendide voci" di due "troisti"...hem.."tronisti". I tronisti, per chi non lo sapesse, sono dei fancazzisti che fanno parte di un noto e "acculturato" programma della santa "De Filippi". Il loro ruolo all'interno della trasmissione, è meno utile di quello del mobilio da arredo. Insomma, si prospettava un seratone! le doti canore di questi due individui, avranno senz'altro fatto rigirare nella tomba il De Andrè e provocato un infarto alla Mazzini!
La serata, prese subito la piega prevista dalla D'Ambrosio: un dei tronisti-cantanti, chiese alla Simona Capaci quale fosse la sua canzone preferita, così tanto per fare una dedica. La risposta fu eloquente: "Almeno quando mangio, sarebbe meglio se stai zitto". Il tipo, fingendosi dispiaciuto rispose che anche lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma d'altronde...si sa, gli impegni di lavoro e la notorietà, impongono professionalità nel mantenere gli impegni contrattuali!
Ma il bello deve venire, finita la cena, la D'Ambrosio sbirciò l'orologio... panico! "le undiciemezza?? no dico leundiciemezzaaaaaaa?!?!!!...cazzo non è possibile e ora?". Il tempo di realizzare e il locale iniziò a riempirsi di vere e proprie "battone da cento". " E poi si lamentano perchè le violentano" pensò la D'Ambrosio, che nonostante i silenzi, era senz'altro la più velenosa! Tanto per far capire la situazione, le scene all'interno del locale furono le seguenti: donne con micro-vestiti...praticamente, nude, stivali in pelle lucida tacco venti e struscio generale a ritmo di frenetiche danze ai piedi di tutti gli uomini presenti nel bordello..hem locale. Le tipe in questione, avvinte come l'edera americana, ancheggiavano con disinvoltura a ritmo di pessima musica latina. Con la stessa destrezza di un giocoliere, eseguivano contorte acrobazie cercqndo di mantenere un "fighissimo long drink" dai colori varipinti. Sarebbe stato interessante carpire i loro dialoghi...anzi, forse è stato meglio non sentire un cazzo di niente. In certi luoghi le conversazioni sono prevedibili, scontate e...terrificanti: potresti persino avvicinarti a qualcuno e dire: " Ciao, mi chiamo Fabrizio, lo sai che sembri una zoccola con quel vestito? dove l'hai comprato?", "Davvero, che carino che sei Fabrizio, l'ho preso giusto oggi, mi hanno pure fatto lo sconto...e poi sai, ho preso pure il foulard da abbinare e bla...bla...", oppure, "Ciao mi chiamo Fabrizio, oggi ho perso il lavoro, la mia ragazza mi ha lasciato e sinceramente non so come pagare il mutuo", "Ma che dolce, io mi chiamo Patrizia, sinceramente qui c'è un bel movimento, ma dopo vieni alla festa di Cavalli?....eddai vieni, non fare il musone". Marta D'ambrosio era come se le sentisse davvero quelle parole. Per pochi secondi, le comparve un sorriso amaro che subito scacciò via. Si guardò di nuovo intorno e con una punta d'orgoglio sorrise fiera e pensò: " Posso stare in tutti i luoghi più disparati, ma io, rimango sempre la stessa, il non apprezzare questo luogo e queste persone, dimostra che io non sono così". E sinceramente, quella, era l'unica cosa che in quel momento aveva valore.
Ma andiamo avanti, svolta, gira, torna indietro, alla fine riuscirono a parcheggiare spostando un cartello che indicava lavori in corso. Roba da pazzi scatenati pensò Marta D'Ambrosio! Sistemato il cartello, si incamminarono verso la meta. Durante il tragitto, trovarono un ragazzo vestito oversize e borsa militare a tracolla con annesse spillette punk! La ragazza alla guida, che sfoggiava un elegante tacco 10, non sapendo esattamente dove si trovasse il "presunto ristorante", chiese indicazioni al ragazzotto, che con faccia disgustata rispose "io non conosco". Ovviamente, questa era la risposta di cortesia, quella che gli apparve a caratteri cubitali sopra la testa era un'altra: " Ma mi hai visto bene? che cazzo mi chiedi babbiona". Ovviamente, Il tipo, dopo la rapida risposta, fuggì come se fossimo appestate (sinceramente aveva ragione). La D'Ambrosio con vergogna voleva quasi mostrare la maglietta raffigurante la stampa di Johnny Cash, della serie "io sono qui per caso". Arrivate a destinazione, si ritrovarono davanti le altre due: Genoveffa e Anastasia, che aspettavano ansiose, davanti al mitico "Mocio" locale di pseudo "tendenza fetente", dove veniva servita cena in compagnia delle "splendide voci" di due "troisti"...hem.."tronisti". I tronisti, per chi non lo sapesse, sono dei fancazzisti che fanno parte di un noto e "acculturato" programma della santa "De Filippi". Il loro ruolo all'interno della trasmissione, è meno utile di quello del mobilio da arredo. Insomma, si prospettava un seratone! le doti canore di questi due individui, avranno senz'altro fatto rigirare nella tomba il De Andrè e provocato un infarto alla Mazzini!
La serata, prese subito la piega prevista dalla D'Ambrosio: un dei tronisti-cantanti, chiese alla Simona Capaci quale fosse la sua canzone preferita, così tanto per fare una dedica. La risposta fu eloquente: "Almeno quando mangio, sarebbe meglio se stai zitto". Il tipo, fingendosi dispiaciuto rispose che anche lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma d'altronde...si sa, gli impegni di lavoro e la notorietà, impongono professionalità nel mantenere gli impegni contrattuali!
Ma il bello deve venire, finita la cena, la D'Ambrosio sbirciò l'orologio... panico! "le undiciemezza?? no dico leundiciemezzaaaaaaa?!?!!!...cazzo non è possibile e ora?". Il tempo di realizzare e il locale iniziò a riempirsi di vere e proprie "battone da cento". " E poi si lamentano perchè le violentano" pensò la D'Ambrosio, che nonostante i silenzi, era senz'altro la più velenosa! Tanto per far capire la situazione, le scene all'interno del locale furono le seguenti: donne con micro-vestiti...praticamente, nude, stivali in pelle lucida tacco venti e struscio generale a ritmo di frenetiche danze ai piedi di tutti gli uomini presenti nel bordello..hem locale. Le tipe in questione, avvinte come l'edera americana, ancheggiavano con disinvoltura a ritmo di pessima musica latina. Con la stessa destrezza di un giocoliere, eseguivano contorte acrobazie cercqndo di mantenere un "fighissimo long drink" dai colori varipinti. Sarebbe stato interessante carpire i loro dialoghi...anzi, forse è stato meglio non sentire un cazzo di niente. In certi luoghi le conversazioni sono prevedibili, scontate e...terrificanti: potresti persino avvicinarti a qualcuno e dire: " Ciao, mi chiamo Fabrizio, lo sai che sembri una zoccola con quel vestito? dove l'hai comprato?", "Davvero, che carino che sei Fabrizio, l'ho preso giusto oggi, mi hanno pure fatto lo sconto...e poi sai, ho preso pure il foulard da abbinare e bla...bla...", oppure, "Ciao mi chiamo Fabrizio, oggi ho perso il lavoro, la mia ragazza mi ha lasciato e sinceramente non so come pagare il mutuo", "Ma che dolce, io mi chiamo Patrizia, sinceramente qui c'è un bel movimento, ma dopo vieni alla festa di Cavalli?....eddai vieni, non fare il musone". Marta D'ambrosio era come se le sentisse davvero quelle parole. Per pochi secondi, le comparve un sorriso amaro che subito scacciò via. Si guardò di nuovo intorno e con una punta d'orgoglio sorrise fiera e pensò: " Posso stare in tutti i luoghi più disparati, ma io, rimango sempre la stessa, il non apprezzare questo luogo e queste persone, dimostra che io non sono così". E sinceramente, quella, era l'unica cosa che in quel momento aveva valore.
lunedì 19 ottobre 2009
Riviera!
Direttamente dalla "Bella Valle Ingrata", arriva un altro carinissimo racconto che, ovviamente, mi affretto a "copiaincollare":
Quella bella zona che sembra in “Stand By”
Avvenne che due anni fa due mie carissime amiche, persone che chiamare adorabili o speciali è solo sminuirle, mi invitarono a passare un sabato con loro in quel della Riviera Romagnola…L’ultima volta che bazzicai quelle zone risaliva a ben nove anni prima: in teoria molto, in pratica una vita; perché certe cose, certi ricordi e certi luoghi sono come l’età dei gatti: quando dici un’anno ne sono passati 7. E così accettai: la compagnia delle mie amiche è sempre stata superba e il mar Adriatico con tutto il suo corollario di Riviera non lo vedevo da un po’…L’Adriatico che non conosce mezze misure: o è bello e basta o sembra una gigantesca zuppiera colma di insalata. Partii una mattina, una mattina della mia ultima settimana di ferie e qui bisogna che chiarisca una cosa: io sono uno dei più grandi sofferenti di quel “Greatest hits” di malinconie che da poco tempo ha preso il nome di “Stress da rientro”. Ci soffrivo da bambino, ci ho sofferto da adolescente e ci soffro ora che sono overtrenta. Che vuoi mai? A me stare a casa piace e pare sia un problema. Dicevo? Ah sì: sveglia di buon’ora per andare a Piacenza e prendere il treno col cielo che aveva fatto un bel “copia/incolla” del mio stato d’animo: grigio, triste e che minacciava tutt’al più di peggiorare. Eccomi sull’Intercity in una mattina d’estate abilmente camuffata d’autunno e via, verso la riviera totalmente raggomitolato sul sedile, causa aria condizionata al chiodo. Ore 10 o giù di lì voilà: Rimini, il sole e la riviera e subito eccomi in modalità “sirenetto dei poveri, dei derelitti e degli sconfortati” per lanciarmi nelle salmastre acque adriatiche dopo una vita e mezzo di tempo. Purtroppo la cosa morì presto: la fantozziana nuvola dell’impiegato era niente in confronto, quella perturbazione che speravo di aver seminato grazie alla velocità dell’Intercity riuscì a raggiungermi e pure a sfogarsi ben bene, iniziando a buttare sui bagnanti un megadiluvio formato famiglia e facendo diventare tutto grigio, sembrava di essere in un film in bianco e nero cavolo. Se in Riviera non puoi rosolare al sole a mò di braciolina sulla piastra cosa fai? Semplice: ti fai un giro, e lì ti accorgi che un detto classico per la Riviera Romagnola calza a pennello: “…Eppur si muove…” Sì perché a me piacciono e molto le cose che restan sempre quelle lì, mi danno un non so che di sicurezza. Non so se capite. Il fatto è che dopo tanto tempo giro per i classici negozietti da turista della Riviera e nonostante le docce ad energia solare nei bagni e altre cose Hi-Tech che prima non c’erano l’essenza, il cuore, il classico del “Riviera Style” resta quello e non cambia: i negozietti con le loro magliettine dalle frasi stupide o plagianti marchi celebri, le tette antistress, le statuine che se gli tiri su la gonna al frate esce fuori…Esce fuori. Tutto questo, come sempre, uguale negli anni. I risciò a noleggio sempre uguali, le famiglie di tedeschi ormai di casa da decenni che finalmente hanno smesso di presentarsi con lo slippino e i calzini bianchi in spiaggia, i vù cumprà carichi di carabattole che girano per la spiaggia e non mollano manco se dovessero piovere lavatrici, la movida senza orari del vacanziero: così diversa da quelle di città, dove il poco tempo per il divertimento (causa lavoro e impegni vari) la fanno vivere con un’ansia quasi isterica, i bomboloni caldi e le discoteche: quelle che non hanno bisogno di cambiare aspetto ma solo di tenersi aggiornata ai tormentoni musicali del momento. Una volta qualcuno, per parlar male, diceva che da noi su certi aspetti sociali poteva valere il concetto che “tutto cambia affinchè niente cambi”…La Riviera ne è l’esempio in positivo con quella sensazione che ti lascia quando la visiti, come se si muovesse lentamente persa in una sorta di dolce Stand By, con la sua Riccione piena di vita, la quieta Bellaria e la Cesentaico conosciuta a memoria grazie ad “Acapulco prima spiaggia a sinistra” di Gigi e Andrea. E’ stato un vero piacere rivederti Riviera Romagnola, col tuo Squaqquerone sciolto nelle piadine e i bagnini che si chiamano ancora Athos o Loris, non so quando e se ritornerò a trovarti ma una cosa è certa: ti rivedrò in “Stand By” e non mi sembrerai, quindi, cambiata neanche un po’.
♠
Quella bella zona che sembra in “Stand By”
Avvenne che due anni fa due mie carissime amiche, persone che chiamare adorabili o speciali è solo sminuirle, mi invitarono a passare un sabato con loro in quel della Riviera Romagnola…L’ultima volta che bazzicai quelle zone risaliva a ben nove anni prima: in teoria molto, in pratica una vita; perché certe cose, certi ricordi e certi luoghi sono come l’età dei gatti: quando dici un’anno ne sono passati 7. E così accettai: la compagnia delle mie amiche è sempre stata superba e il mar Adriatico con tutto il suo corollario di Riviera non lo vedevo da un po’…L’Adriatico che non conosce mezze misure: o è bello e basta o sembra una gigantesca zuppiera colma di insalata. Partii una mattina, una mattina della mia ultima settimana di ferie e qui bisogna che chiarisca una cosa: io sono uno dei più grandi sofferenti di quel “Greatest hits” di malinconie che da poco tempo ha preso il nome di “Stress da rientro”. Ci soffrivo da bambino, ci ho sofferto da adolescente e ci soffro ora che sono overtrenta. Che vuoi mai? A me stare a casa piace e pare sia un problema. Dicevo? Ah sì: sveglia di buon’ora per andare a Piacenza e prendere il treno col cielo che aveva fatto un bel “copia/incolla” del mio stato d’animo: grigio, triste e che minacciava tutt’al più di peggiorare. Eccomi sull’Intercity in una mattina d’estate abilmente camuffata d’autunno e via, verso la riviera totalmente raggomitolato sul sedile, causa aria condizionata al chiodo. Ore 10 o giù di lì voilà: Rimini, il sole e la riviera e subito eccomi in modalità “sirenetto dei poveri, dei derelitti e degli sconfortati” per lanciarmi nelle salmastre acque adriatiche dopo una vita e mezzo di tempo. Purtroppo la cosa morì presto: la fantozziana nuvola dell’impiegato era niente in confronto, quella perturbazione che speravo di aver seminato grazie alla velocità dell’Intercity riuscì a raggiungermi e pure a sfogarsi ben bene, iniziando a buttare sui bagnanti un megadiluvio formato famiglia e facendo diventare tutto grigio, sembrava di essere in un film in bianco e nero cavolo. Se in Riviera non puoi rosolare al sole a mò di braciolina sulla piastra cosa fai? Semplice: ti fai un giro, e lì ti accorgi che un detto classico per la Riviera Romagnola calza a pennello: “…Eppur si muove…” Sì perché a me piacciono e molto le cose che restan sempre quelle lì, mi danno un non so che di sicurezza. Non so se capite. Il fatto è che dopo tanto tempo giro per i classici negozietti da turista della Riviera e nonostante le docce ad energia solare nei bagni e altre cose Hi-Tech che prima non c’erano l’essenza, il cuore, il classico del “Riviera Style” resta quello e non cambia: i negozietti con le loro magliettine dalle frasi stupide o plagianti marchi celebri, le tette antistress, le statuine che se gli tiri su la gonna al frate esce fuori…Esce fuori. Tutto questo, come sempre, uguale negli anni. I risciò a noleggio sempre uguali, le famiglie di tedeschi ormai di casa da decenni che finalmente hanno smesso di presentarsi con lo slippino e i calzini bianchi in spiaggia, i vù cumprà carichi di carabattole che girano per la spiaggia e non mollano manco se dovessero piovere lavatrici, la movida senza orari del vacanziero: così diversa da quelle di città, dove il poco tempo per il divertimento (causa lavoro e impegni vari) la fanno vivere con un’ansia quasi isterica, i bomboloni caldi e le discoteche: quelle che non hanno bisogno di cambiare aspetto ma solo di tenersi aggiornata ai tormentoni musicali del momento. Una volta qualcuno, per parlar male, diceva che da noi su certi aspetti sociali poteva valere il concetto che “tutto cambia affinchè niente cambi”…La Riviera ne è l’esempio in positivo con quella sensazione che ti lascia quando la visiti, come se si muovesse lentamente persa in una sorta di dolce Stand By, con la sua Riccione piena di vita, la quieta Bellaria e la Cesentaico conosciuta a memoria grazie ad “Acapulco prima spiaggia a sinistra” di Gigi e Andrea. E’ stato un vero piacere rivederti Riviera Romagnola, col tuo Squaqquerone sciolto nelle piadine e i bagnini che si chiamano ancora Athos o Loris, non so quando e se ritornerò a trovarti ma una cosa è certa: ti rivedrò in “Stand By” e non mi sembrerai, quindi, cambiata neanche un po’.
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lunedì 12 ottobre 2009
L'ozio è indispensabile
Dunque, oggi è stata la classica giornata "ibrida", nel senso che parte male, ma subito dopo il male si annulla! Sono uscita di casa, ho beccato un senso unico, c'erano i vigili e mi hanno perdonata, strano ma vero. Solo per quello, ho capito che sarebbe una giornata No ma con rimedio subito dopo. Poi, mi sono accorta che oggi alle tre dovevo fare una sostituzione...quindi dopo sei ore di ieri avevo già un pensiero, ovviamente la lezione da eseguire era movimentata! Non sono potuta andare a vedere le case. Quindi dovevo disdire, dopo l'incontro con i vigili, ho incontrato la persona dell'agenzia, quindi ho disdetto subito! Cmq le case le avevo già viste. Adesso veniamo al punto. Per quanto mi riguarda ho imparato a godermi il cazzeggio. Prima se avevo un secondo a disposizione via a fare qualsiasi cosa. Adesso no. Mi sono accorta che cercare continuamente di fare qualsiasi cosa è una frustrazione al pari di chi non ha voglia di fare un tubo. Io credo che la maggior parte delle persone sia schiava del tempo, sono daccordo con l'ottimizzare e non trascurare, ma se un giorno abbiamo un ora di tempo, non è necessario "mettersi avanti" a fare lavatrici, magari quasi a vuoto pensando che almeno non lo devo fare dopo. Queste non sono necessità, sono inutili sensi del dovere che non hanno nessun senso. Infatti, si lava due reggiseni e poi dopo due giorni si fa un'altra lavatrice. Quindi uno spreco inutile. Oppure c'è chi durante la pausa pranzo, viene esasperato in palestra per fare un ora con una pausa di due ore. Risultato uno stress esenza senso. Perchè poi, questa categoria, non svolgono attività come yoga, che credetemi può essere veramente rigenerante. No, vengono a fare step o cacchi simili, così che si fanno una doccia veloce, ovviamente capelli madidi di sudore perchè non se li possono lavare e un panino in macchina. Ora dico io, "anche meno". ma non per fare la moralista, ma solo per dire non è la quantità di cose che si fanno ma la qualità, se devo fare una cosa fatta male e che mi fa male non la faccio. Ora, qualcuno mi dirà che è l'unico momento libero e io qui rispondo che non è vero perchè questa categoria di persone, la maggior parte donne e scusate la parola "cazzone", le sento "becerare" insieme alle altre sbrecche riguardo il programma delle serate. Ovviamente serate a base dell'insulso aperitivo pratese. Tanto siete e sarete sempre "Milanesi di serie B". Quindi, invece di fare l'aperitivo ( che per i pratesi è come aver scoperto l'America), andate con calma in palestra, fatevi un bello shampo e doccia, didicate un po' di tempo a voi stessi perchè non c'e' cosa più bella di capire che in quelle due ore, ci siamo presi cura di noi, tutta la nostra attenzione è per noi, ci siamo finalmente dedicati una parte di tempo, siamo protagonisti di noi stessi. La morale è che non si può sempre riparare a tutto, alemeno sulle cose non necessarie occorre fare una cernita altrimenti si diventa schiavi del fare con il risultate di fare un po' di tutto e male.
E se un girno, resta uno spazio vuoto, non abbiate paura a rimanere da soli, godetevi l'ozio è solo così che imparerete ad essere sereni. Io ci provo e sinceramente ne vale la pena!
E se un girno, resta uno spazio vuoto, non abbiate paura a rimanere da soli, godetevi l'ozio è solo così che imparerete ad essere sereni. Io ci provo e sinceramente ne vale la pena!
domenica 11 ottobre 2009
Fitness best innovation
Oggi, ho fatto una trasferta a Lucca. Un bel corso di aggiornamento, la prima lezione è stata un po' drastica: ho avuto la brillante idea di partecipare alla lezione di M.E.T tone system. Io abituata a fare yoga e ginnastiche posturali, mi sentivo e sono disadatta a seguire coreografie: Muscoli agonisti e antagonisti sono entrati in conflitto, credo di aver involontariamente tirato un paio di calci a qlk malcapitato. Comunque mi sono fatta due risate e nel complesso qlk calcio l'ho preso anch'io!
Poi a rotazione, lezioni di un ora:
Postural, Pilates for dance, Power yoga, Pilates routine, Yoga Pilates.
Ammetto che dopo 6 ore ha cominciato ad annebbiarsi la vista. Però sono contenta, i miei nuovi colleghi sono persone veramente in gamba e alla mano. Tornata a casa, stavo bene più che stanca mi sento rigenerata, però... domani nn andrò a correre..e nemmeno farò yoga, fino a mercoledì niente palestra!! Non voglio vedere nemmeno una tuta! A tutto relax...riuscirò? Penso proprio di si, voglio dedicarmi alla ricerca della nuova casa. Domani vado a vederne tre anzi trè, voglio fare la milanese!
Un saluto a tutti!
Poi a rotazione, lezioni di un ora:
Postural, Pilates for dance, Power yoga, Pilates routine, Yoga Pilates.
Ammetto che dopo 6 ore ha cominciato ad annebbiarsi la vista. Però sono contenta, i miei nuovi colleghi sono persone veramente in gamba e alla mano. Tornata a casa, stavo bene più che stanca mi sento rigenerata, però... domani nn andrò a correre..e nemmeno farò yoga, fino a mercoledì niente palestra!! Non voglio vedere nemmeno una tuta! A tutto relax...riuscirò? Penso proprio di si, voglio dedicarmi alla ricerca della nuova casa. Domani vado a vederne tre anzi trè, voglio fare la milanese!
Un saluto a tutti!
venerdì 9 ottobre 2009
Senza parole!
Non è possibile! Ore di fatica a scrivere e sparisce tutto. Confesso che quando avevo windows mi era successo. ma con il MAC MAI mi era successa una cosa del genere. La soddisfazione di aver riportato tutta una sequenza di posturale in maniera così dettagliata, la minuziosa descrizione di ogni micro muscolo che si deve muovere in un certo modo per ottenere...PUF! Tutto sparito in un clik! Devastante! Sono quelle cose che ti lasciano per una decina di minuti con lo sguardo perso nello schermo senza sapere a chi dare la colpa se non a te stesso. Quasi quasi visto che in questi giorni non sento dire altro, per osmosi dirò che è colpa della sinistra!
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