giovedì 24 dicembre 2009

Tronisti e...troisti

In una sera di novembre, una leggera pioggia, cade nella splendida città di Firenze. In qualsiasi situazione climatica ha sempre il suo fascino, eterogenea e cosmopolita. In ogni angolo, si può trovare un piccolo locale, un piccolo club. La cosa più bella della Toscana, come del resto della cugina Emilia, è che la cultura ha sempre una certa importanza: Firenze è piena di circoli culturali, che popolano gli "anfratti" metropolitani. I circolo sono luoghi ove si può assaporare spettacoli di vario tipo: concerti, rappresentazioni teatrali e quant'altro. Sinceramente, di scelta ce ne sarebbe e a dirla tutta, per ritrovarsi in un luogo del cazzo come è capitato alle protagoniste di questa vicenda, bisogna proprio mettersi d'impegno. Ma proseguiamo con il racconto. Un venerdì come tanti, Marta D'Ambrosio e Silvia Capaci, decisero di uscire per una "cena". Almeno di questo si doveva trattare. Si ritrovarono sotto casa della Capaci intorno alle otto e mezza, fiduciose si misero in marcia e attraversarono la downtown per poi entrare in Firenze. Traffico pazzesco. Alla guida una terza amica, la quale aveva organizzato il tutto insieme ad altre due persone che le due protagoniste non conoscevano. Arrivate in zona, inizia l'agognata ricerca al parcheggio, conclusasi con un battibecco fra la conducente e un vigile abbastanza incazzato. Per la D'Ambrosio e la Capaci, la paura si fece tanta: la faccia dell'addetto al traffico, non prometteva niente di buono, immaginiamo la scena: Vigile di turno serale con donna al volante che esige un parcheggio! Tutto un programma! Fortunatamente fu clemente!
Ma andiamo avanti, svolta, gira, torna indietro, alla fine riuscirono a parcheggiare spostando un cartello che indicava lavori in corso. Roba da pazzi scatenati pensò Marta D'Ambrosio! Sistemato il cartello, si incamminarono verso la meta. Durante il tragitto, trovarono un ragazzo vestito oversize e borsa militare a tracolla con annesse spillette punk! La ragazza alla guida, che sfoggiava un elegante tacco 10, non sapendo esattamente dove si trovasse il "presunto ristorante", chiese indicazioni al ragazzotto, che con faccia disgustata rispose "io non conosco". Ovviamente, questa era la risposta di cortesia, quella che gli apparve a caratteri cubitali sopra la testa era un'altra: " Ma mi hai visto bene? che cazzo mi chiedi babbiona". Ovviamente, Il tipo, dopo la rapida risposta, fuggì come se fossimo appestate (sinceramente aveva ragione). La D'Ambrosio con vergogna voleva quasi mostrare la maglietta raffigurante la stampa di Johnny Cash, della serie "io sono qui per caso". Arrivate a destinazione, si ritrovarono davanti le altre due: Genoveffa e Anastasia, che aspettavano ansiose, davanti al mitico "Mocio" locale di pseudo "tendenza fetente", dove veniva servita cena in compagnia delle "splendide voci" di due "troisti"...hem.."tronisti". I tronisti, per chi non lo sapesse, sono dei fancazzisti che fanno parte di un noto e "acculturato" programma della santa "De Filippi". Il loro ruolo all'interno della trasmissione, è meno utile di quello del mobilio da arredo. Insomma, si prospettava un seratone! le doti canore di questi due individui, avranno senz'altro fatto rigirare nella tomba il De Andrè e provocato un infarto alla Mazzini!
La serata, prese subito la piega prevista dalla D'Ambrosio: un dei tronisti-cantanti, chiese alla Simona Capaci quale fosse la sua canzone preferita, così tanto per fare una dedica. La risposta fu eloquente: "Almeno quando mangio, sarebbe meglio se stai zitto". Il tipo, fingendosi dispiaciuto rispose che anche lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma d'altronde...si sa, gli impegni di lavoro e la notorietà, impongono professionalità nel mantenere gli impegni contrattuali!
Ma il bello deve venire, finita la cena, la D'Ambrosio sbirciò l'orologio... panico! "le undiciemezza?? no dico leundiciemezzaaaaaaa?!?!!!...cazzo non è possibile e ora?". Il tempo di realizzare e il locale iniziò a riempirsi di vere e proprie "battone da cento". " E poi si lamentano perchè le violentano" pensò la D'Ambrosio, che nonostante i silenzi, era senz'altro la più velenosa! Tanto per far capire la situazione, le scene all'interno del locale furono le seguenti: donne con micro-vestiti...praticamente, nude, stivali in pelle lucida tacco venti e struscio generale a ritmo di frenetiche danze ai piedi di tutti gli uomini presenti nel bordello..hem locale. Le tipe in questione, avvinte come l'edera americana, ancheggiavano con disinvoltura a ritmo di pessima musica latina. Con la stessa destrezza di un giocoliere, eseguivano contorte acrobazie cercqndo di mantenere un "fighissimo long drink" dai colori varipinti. Sarebbe stato interessante carpire i loro dialoghi...anzi, forse è stato meglio non sentire un cazzo di niente. In certi luoghi le conversazioni sono prevedibili, scontate e...terrificanti: potresti persino avvicinarti a qualcuno e dire: " Ciao, mi chiamo Fabrizio, lo sai che sembri una zoccola con quel vestito? dove l'hai comprato?", "Davvero, che carino che sei Fabrizio, l'ho preso giusto oggi, mi hanno pure fatto lo sconto...e poi sai, ho preso pure il foulard da abbinare e bla...bla...", oppure, "Ciao mi chiamo Fabrizio, oggi ho perso il lavoro, la mia ragazza mi ha lasciato e sinceramente non so come pagare il mutuo", "Ma che dolce, io mi chiamo Patrizia, sinceramente qui c'è un bel movimento, ma dopo vieni alla festa di Cavalli?....eddai vieni, non fare il musone". Marta D'ambrosio era come se le sentisse davvero quelle parole. Per pochi secondi, le comparve un sorriso amaro che subito scacciò via. Si guardò di nuovo intorno e con una punta d'orgoglio sorrise fiera e pensò: " Posso stare in tutti i luoghi più disparati, ma io, rimango sempre la stessa, il non apprezzare questo luogo e queste persone, dimostra che io non sono così". E sinceramente, quella, era l'unica cosa che in quel momento aveva valore.

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