Prato "La città del tessile"
...L'ho sempre odiata, la città in cui vivo. Non ho mai messo nero su bianco quello che realmente penso. Ho deciso di farlo, magari riesco a chiarire le mie idee a riguardo.
Prato è una piccola città industriale. A dire il vero non è poi così piccola perchè la provincia conta circa 280.000 abitanti (esclusi i cinesi clandestini!). Diciamo che l'area è poco estesa, se la si osserva su una mappa, la sua forma ricorda una piccola "U" ed è perfettamente incastrata come un pezzetto di "Tetris" in quel di Pistoia e Firenze: dove finisce la periferia di Prato inizia quella di Firenze, non ci sono aree vuote a dividerne i confini, a differenza invece di Pistoia che è un pochino più distante con linee di confine più ampie. Insomma, in modo più empirico e tanto per facilitarne l'ubicazione, ci troviamo 10 Km a nord di Firenze e 18 Km a sud di Pistoia.
Una delle più grandi sofferenze dei cittadini pratesi è sempre stata la vicinanza con la bella Firenze. I Pratesi sono e si sono sempre sentiti "succubi" della "Città bella"...ma non l'ammetteranno mai! "E' un popolo orgoglioso" e limitato di cervello...aggiungo! A Prato si è sempre pensato solo al lavoro. Il massimo sviluppo industriale è avvenuto intorno gli anni 80. Ovunque c'erano fabbriche e piccole imprese artigiane: "a tutti gli usci", come si dice da noi. La gente lavorava sotto casa, in piccoli magazzini o addirittura garage. Mentre Firenze si faceva forte di ospitare sfilate ed eventi modaioli, a Prato si doveva studiare quale accidenti di colori o di tessuti si poteva proporre agli stilisti. Prato è sempre stata famosa per il tessile: piccole fabbriche sono diventati grandi lanifici, dove i grandi stilisti, ancora oggi acquistano stoffe pregiate per le loro collezioni, . Attorno a questa realtà se ne sono sviluppate altre: quindi non solo industrie laniere, ma anche tante confezioni che producono"capi tagliati".
Devo ammettere che i Pratesi sono stati geniali oltre che grandi lavoratori: hanno inventato il "rigenerato":
Si compravano enormi container di stracci e abiti usati dall'America, venivano divisi per colore, poi venivano tolti i materiali di scarto, come le fodere dei vestiti e quello che rimaneva veniva stracciato e trasformato in materia prima, balle di lana per intendersi. Ho tanti ricordi di quel periodo: tutti erano "cenciaioli": famiglie intere a dividere per colore e stracciare. Da piccola mio babbo mi portava dal suo amico Giancarlo, si partiva in vespa, mi ricordo che c'erano un sacco di "campi" prima di arrivare. Non so dove sia questo posto, salivamo lungo delle scale di ferro, attraversavamo una porta, dove c'era una grossa tenda " spartana" e dietro un vecchio magazzino con il soffitto a travi e li c'era Giancarlo un "omone" con gli occhi azzurri seduto su una seggiolina che divideva con una velocità impressionante milioni di stracci: balle di yuta aperti, e mucchietti di stracci di ogni tipo di colore. Io penso che l'errore dei pratesi sia stato quello di rinnegare le proprie origini e di scimmiotare realtà che non appartengono a questa città. Forse è per questo l'aria che si respira è quella di un provincialismo borghese che non porta a nessuna evoluzione. Riuscire a rimanere se stessi è una delle cose più belle. Purtroppo è il male di chi "ha fatto i soldi" troppo in fretta: si cerca di mascherare con l'apparenza l'essenza di noi stessi. Non tutti, ma buona parte dei pratesi credono che l'essenziale sia avere un SUV sotto il culo, abiti firmati, andare a "fare l'aperitivo" per apparire "gente di mondo".
Ed ecco che spuntano fuori le peggio cose! Faccio alcuni esempi di frasi termini che ho sentito uscire da "sciure pratesi":
"Eh...si Firenze è una citta MULTITECNICA" anzichè multi etnica.
" Si ho visto le tizie ieri "in Prato" LA SONO andate a fare l'aperitivo"
" La strada ad un certo punto LA SALISCE, poi tu trovi UN SEMAFERO..."
E questo è solo un assaggio di quello che si può ascoltare. ma il bello è che certi termini, escono dalle bocche di gente che va a teatro, che si vanta di leggere libri "impegnati", insomma un bel quadretto.
Ovviamente, i fiorentini, si sono sempre fatti beffa di tutto questo affibbiando al pratese il marchio di "contadino"! E questa cosa i pratesi ce l'hanno sul gozzo, per questo si sono battuti per diventare provincia ed essere finalmente indipendenti. Si sa, a Prato ci sono sempre stati i soldi e prima di essere provincia, Firenze ha goduto e non poco dei grandi benefici monetari.
Sarò sincera, io sarei voluta rimanere sotto Firenze perchè non mi sono mai trovata più di tanto con la mentalità del pratese. Ma a parte quello che posso pensare, è giusto non "ragionare per partito preso", i pratesi sono dei "grandi vocioni", un po' beceri, ma in fondo sono brava gente, ospitali, lo dimostrano i grandi flussi migratori che fin dagli anni 60 sono stati un fenomeno i continua crescita, tantissime persone del sud si sono trasferite per lavoro. Per non parlare che ad oggi ci sono tantissme etnie. Ci sono tante di quelle realtà che solo in una città grande si possono vedere. Una parentesi la apro per la comunità cinese, una delle più grandi d'europa.
Io credo sia bella una società multi etnica, però deve essere gestita a modo. A mio avviso nessuno ha saputo gestire bene la situazione infatti, si è creato un clima d'intolleranza, situazione che non si era mai verificata. Finisco qui il mio discorso, per non cadere sulla politica.. . Io voglio solo raccontare storie di vita quotidiana!
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non sono di prato ma comq toscano ho fatto qualke giro a prato e sinceramente non mi piace affatto come città
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